In un presente che dissolve la storia è importante riappropriarsi del significato dell’essere femministe. Tra le declinazioni possibili potremmo sceglierne una: unirsi tra donne, per vincere le disuguaglianze, perché i diritti siano realmente universali. Quando le donne hanno saputo fare gruppo e lottare per un mondo più equo, per un lavoro dignitoso, garantendo tempi di vita e di riposo più adeguati, la loro spinta ha reso lo Stato sociale capace di dare risposte concrete. Evoluzione logica del femminismo è nel farsi battaglia condivisa, aperta a tutti, per una società realmente moderna che garantisca e includa tutti, a partire dai più fragili, dando valore e dignità alla persona. Il femminismo contemporaneo vuole rendere sostanziale l’uguaglianza sociale prevista dalla Costituzione, andando oltre la semplice parità di genere. Per trasformare la condizione delle donne e abbracciare il futuro, resta molto da fare.

Uno sguardo alla realtà. L’Inps dimostra che le donne hanno in media un assegno pensionistico inferiore del 34 per cento rispetto a quello degli uomini e che, pur essendo in numero maggiore, il 56 per cento della cifra destinata ai pagamenti va agli uomini. Di conseguenza, la riduzione del potere d’acquisto ha colpito di più le pensionate, e dunque lottare per pensioni più giuste vale a riformare la società economicamente. Invece, la legge di bilancio aggrava il divario, con l’aumento generalizzato dell’età pensionabile, e azzerando le forme di flessibilità in uscita. Di nuovo, sono le donne le più colpite, a causa della vita contributiva più incerta e del mancato riconoscimento previdenziale del lavoro di cura. Dalla riduzione del potere d'acquisto deriva l'abbassamento del tenore di vita della lavoratrice a riposo. È certo che il contesto e una serie di elementi - grado di istruzione, ambiente, famiglia - incidono su autonomia economica, salute, qualità e aspettativa di vita. Con queste premesse, denunciare le storture della legge di bilancio 2026 diviene rivendicazione femminista.
Lavoro di cura. Nel comparto salute spiccano le donne inserite nel sistema di cura, che suppliscono alle inadeguatezze del welfare pubblico. Le donne anziane sono doppiamente svantaggiate - perché donne e perché in terza età - vivendo un'ulteriore disuguaglianza, giacché all'aumento di età media e aspettativa di vita si è risposto tagliando la spesa sociale. Non ultimo, il definanziamento della sanità pubblica, cui il governo Meloni assegna un fabbisogno nazionale di 142,9 miliardi, il 6,15 per cento del Pil, che tra un anno scenderà al 5,93, riducendo finanziamenti, risorse e servizi sotto la media europea. E proprio le donne, con la speranza di vita più lunga, subiranno gli effetti peggiori dei tagli. Basterebbe citare la beffa della legge 33/2023 sulla non autosufficienza, poco incisiva perché priva di risorse, che lascia le famiglie sole, senza servizi integrati, anzi ridotti e sconnessi. Assistenza domiciliare, cure e medicina preventiva sono pressoché ferme. Le caregiver subiscono un sistema che impiega otto milioni di persone, in gran parte donne, che rinunciano a lavorare per sopperire alle carenze del welfare pubblico. Mancano del tutto politiche di protezione e sostegno a diritti e servizi per le donne. L'esempio più clamoroso è il limbo in cui giacciono i consultori, a cinquant'anni dalla loro nascita.
Violenza. E se pensiamo a quanta e quale violenza subiscono ancora le donne, capiamo che la riduzione dei fondi destinati al reddito di libertà toglierà ulteriore autonomia e possibilità di difesa a quante decidono di ribellarsi. Un'autentica vergogna. Nel confronto con altri paesi spesso perdiamo, perché privi di visione. Questi sono i temi di discussione dell'assemblea delle donne pensionate della Cgil del 2 e 3 dicembre, una settimana dopo la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che ancora vivono una tragedia infinita nell'indifferenza. Abbiamo discusso e vogliamo agire con la mente aperta al futuro, al bisogno di riannodare con le nuove generazioni il filo che porta a uno Stato sociale più giusto, nel quale i diritti delle donne siano realmente affermati, per una società migliore, nella quale tutti possano sentirsi accolti.